mercoledì 22 luglio 2009

Trafficante d'archeologia condannato a Roma

Da un articolo pubblicato sul sito http://www.dagospia.it/ di lunedì scorso.

Mercoledì scorso, la II Corte d'appello di Roma ha sostanzialmente confermato la condanna di uno dei maggiori "trafficanti" d'archeologia, l'unico di rilievo, peraltro, già condannato in primo grado: a Giacomo Medici, la pena detentiva è stata ridotta da 10 a 8 anni.

Ma sono state confermate tutte le altre sanzioni, compresi i 10 milioni di euro da versare allo Stato come provvisionale per i danni recati al patrimonio storico e artistico italiano, e la confisca dei circa quattromila oggetti che gli erano stati sequestrati, nel 1995, nel deposito al Porto Franco di Ginevra (dove il tavolone di vetro era sorretto da un enorme capitello, sottratto però a Villa Celimontana), che uno degli inquirenti, appena entrato, chiamò giustamente "la grotta di Alì Babà" per quante ricchezze conteneva.

Secondo la sentenza di I grado del giudice Guglielmo Muntoni di Roma, Medici, per intenderci, è stato complice nella "devastazione di almeno 200 mila siti archeologici"; è colui che, secondo un suo memoriale, cede a Robert Bob Hecht, uno dei massimi mercanti internazionali attualmente processato a Roma con l'ex curator del Getty Museum Marion True, il Cratere di Eufronio poi finito nel 1972 al Metroèpolitan Museum di New York (e ormai restituito all'Italia), il primo reperto che un museo paga un milione di dollari. Insomma, Medici è un protagonista assoluto del grande saccheggio che, dal 1970 a oggi, ha devastato il sottosuolo italiano: almeno 10 mila persone coinvolte (soltanto il Pm di Roma Paolo Giorgio Ferri ne ha inquisite oltre 2.500) e un milione di oggetti scavati clandestinamente, spesso finiti poi nei maggiori musei di tutto il mondo, o nelle più importanti collezioni private americane, svizzere, inglesi.

E per la prima volta, un "trafficante" viene condannato, anche in appello, a rifondere allo Stato italiano una somma tanto ingente: 10 milioni di provvisionale, che corrispondono a un danno, da risarcire, forse dieci, forse 20 volte superiore. Non male per le asfittiche casse dei Beni culturali, anche se Medici potrà pagare soltanto con gli oggetti che gli sono stati confiscati (alcuni vasi sono bellissimi), oltre che con la villa di Santa Marinella (piscina e due campi da tennis) e con la Maserati, da tempo sequestrati.

Eppure, tra i grandi giornali, la notizia è apparsa soltanto sul Messaggero. Ignorata da tutti gli altri: nemmeno una riga sul Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, anche se i "servizi" con la condanna le agenzie li avevano trasmessi a metà pomeriggio.

Il massimo silenzio (per carità: che non si sappia: parliamo soltanto delle intese tra Bondi e Galan) perfino sul sito on line del Ministero dei Beni culturali, che pure si era costituito parte civile, quindi ha spuntato una bella vittoria grazie all'Avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli: si vede che il Ministro Sandro Bondi, evidentemente, ha ben altro cui pensare.

Tutto questo, l'inviato del Messaggero Fabio Isman l'ha raccontato in un libro pieno di notizie, edito da Skira: "I predatori dell'arte perduta," scelto anche, da una qualificata giuria presieduta da Ferruccio De Bortoli, come uno dei quattro vincitori del Premio Estense.

Ebbene, domenica due pagine della Repubblica s'intitolavano proprio così: I predatori dell'arte perduta, dotti articoli di Vittorio Zucconi e Claudio Strinati. Peccato che il libro omonimo non fosse citato nemmeno di sfuggita. Dai "ladri d'arte" siamo passati ai "ladri di titoli"? Il saccheggio continua.

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