lunedì 23 novembre 2009

"Filumena Marturano" al Teatro Argentina

Venerdì sono tornato a teatro con i miei amici (Gianfranco, Lia, Benny e Cristina.
E' stato scelto "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo di scena al Teatro Argentina.

Iniziamo con il teatro.
Il Teatro Argentina, di proprietà della famiglia Sforza Cesarini, viene inaugurato il 13 gennaio 1732 con l'opera Berenice di Domenico Sarro. Ma il luogo dove è situato il Teatro ha comunque una storia più antica, difatti in corrispondenza all'attuale Argentina sorgeva la grande aula detta Curia Pompeii, dove Giulio Cesare fu ucciso e che Augusto decise pertanto di far murare. Durò poco il veto, tanto che l'antica area teatrale venne restaurata e rimase in uso fino al quinto secolo dopo Cristo.

In epoca moderna, subito dopo la sfarzosa inaugurazione del diciottesimo secolo, l'Argentina si conquistò immediatamente un ruolo di punta nell'offerta teatrale cittadina.

Il nome del Teatro Argentina ha una genesi storica legata al cerimoniere pontificio dei primi del Cinquecento Giovanni Burcardo, quando diede il toponimo a tutta l'area limitrofa, essendo nativo di Strasburgo o Argentoratum, nome derivativo dalle miniere d'argento della zona austriaca.

Assistere ad uno spettacolo in questo teatro è affascinante ma scomodo. Ho trovato insopportabile il caldo e la testa dello spettatore di fronte(davanti avevo Gianfranco che per la sua altezza mi ha rovinato tutta la visuale del palco!)

Per quanto riguarda lo spettacolo cosa si può dire di Filumena Marturano che non è stato già detto?
E' una delle commedie che Eduardo definiva "commedie sociali", rappresentata per la prima volta al Politeama di Napoli il 7 novembre 1946.

Filumena conduce il filo del dramma con la sapienza e la determinazione dovute al sentimento di una maternità tenuta segreta per anni e poi rivelata.

La commedia di Eduardo porta al pubblico il problema dei diritti dei figli illegittimi mentre nello stesso tempo l'Assemblea Costituente svolgeva un dibattito sulla famiglia e sui figli nati fuori dal matrimonio. La tematica affrontata da Eduardo trova riscontro nell'impegno dell'Assemblea Costituente e offre materia di riflessione per affrontare il drammatico problema.

Il 23 aprile 1947 l'Assemblea Costituente approva l'articolo che stabilisce il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire e educare anche i figli nati fuori dal matrimonio.

Nel febbraio del 1955 verrà approvata la legge che abolirà l'uso dell'espressione "figlio di N.N.""Dimmelo chi è mio figlio, la carne mia, il sangue mio. Me lo devi dire, per te stessa, per non dare l'impressione che fai un ricatto, io ti sposo lo stesso, te lo giuro" Domenico Soriano non rinuncia a conoscere di chi è il padre.

Filumena ha vinto la battaglia, ma non cede: "Ti ho voluto bene con tutta la forza della vita mia e come hai voluto tu. Agli occhi miei tu eri un Dio. E ancora ti voglio bene, forse meglio di prima: non me lo chiedere più. Tu devi essere forte. Perché per il bene che ti voglio, perciò ti ho detto non piangere, perché in un momento di debolezza... E sarebbe la nostra rovina, specialmente la tua, soprattutto per te io non te lo dico. Cominceresti a pensare: e perché non glielo posso dire che sono il padre? E gli altri due che sono, che diritto hanno?.... L'inferno. E noi ci dobbiamo solamente voler bene... Abbiamo tanto bisogno di volerci bene, tutti quanti." Domenico Soriano sposa Filumena Marturano, i tre figli si chiameranno Soriano, avranno gli stessi diritti tutti e tre, e lo stesso amore.

Questo per quanto riguarda il capolavoro scritto da Eduardo ma lo spettacolo di ieri mi ha deluso. Comprendo che fare il paragone con la recitazione dei predecessori, non solo del Maestro ma anche di Titina, di Regina Bianchi, ecc.. è compito arduo ma venerdì ho assistito ad uno spettacolo veramente modesto.

Iniziamo con la protagonista in assoluto dell'opera scritta da Eduardo, Lina Sastri. Non è stata eccezionale, i suoi monologhi rabbiosi in dialetto lasciano il segno ma non approfondiscono il personaggio, si muove quasi meccanicamente e non riesce a trasmettere la forza e il rancore che dovrebbe avere Filumena.

Mentre la protagonista, rimane "chiusa" nella sua parte sinistra del palco, all'altro lato troviamo Domenico Soriano interpretato da Luca De Filippo. La sua performance è stata imbarazzante, quasi trovasse difficoltà nel recitare sprofondando in un distacco che si trasforma in apatia. Non è il Luca che conosciamo, quasi ingabbiato e attento a non interferire con la Sastri.

Mediocri gli altri attori, sembravano quasi principianti. L'unica interpretazione da salvare è stata quella di Antonella Morea, la cameriera di Filumena, che è riuscita nel non poco difficile compito di mostrare come si recita degnamente.

Sicuramente non è solo colpa degli attori ma anche della regia. La mano di Rosi ha sovradimensionato il ruolo della protagonista, mentre nella commedia originale è ben controbilanciata dagli altri personaggi e i dialoghi risultano artefatti, le battute non interagiscono ma si susseguono come tanti monologhi. Le posizioni, imbalsamate intorno al tavolo che si trova al centro del palco, sono statiche e senza movimento.

Consiglio, a chi ha potuto assistere alla commedia recitata da Eduardo De Filippo e Regina Bianchi in dvd , di lasciar perdere e utilizzare le 2 ore e 15 minuti in modo sicuramente migliore.

7 commenti:

lia ha detto...

L'hai proprio distrutta; in fondo non è stato così male, certo l'interpretazione dei due portagonistri era estremamente sbilanciata e questo emerge ancora di più nel rivedere l'interpretazione del padre, come abbiamo fatto noi ieri sera.
Almeno è stata una serata di piacevole compagnia, a parte i capelli bianchi di Gianfranco che hai dovuto contare

Andrea ha detto...

Non sono stati i capelli bianchi a stressarmi ma gli esercizi per la cervicale!

Anonimo ha detto...

Io sono "la testa".Per fortuna che c'era ... la mia testa .... perchè almeno ho contenuto la tua rottura di palle .. abbracci

Gianfranco

Benny ha detto...

Quando uno ha i "geni" di Eduardo non può essere criticato come un "guitto".
Luca sa come stare sulla scena; a sette anni recitava nel ruolo di Peppeniello nella prima edizione televisiva di "Miseria e Nobiltà" di Scarpetta.
Evidentemente è stata una sua scelta quella di farsi da parte e ridurre la sua presenza scenica per meglio evidenziare quella della Sastri.
Benny

Andrea ha detto...

Nella mia recensione, infatti, ho scritto che venerdì non era il Luca che conoscevamo. Ho anche scritto che l'errore maggiore è della regia che ha costretto all'immobilismo tutta la compagnia.
Infine, la scelta di lasciare scena libera alla sastri è legittima ma è risultata, a mio parere, sbagliata.
Ciao Benny

Benny ha detto...

Hai omesso di raccontare che la scrittura di questa commedia
è collocata all'interno di un discorso unico e coerente, aperto da “Napoli Milionaria!” e chiuse con "Le Vocie di dentro" (le commedie sociali come lui le definì).
Con questa commedia, intendeva suggerire alla classe politica dell'immediato dopoguerra di abbandonare ogni sperequazione tra le classi sociali, rappresentate dai tre figli (il commerciante, l’operaio e l’intellettuale).
Dice Eduardo a Vito Pandolfi in un’intervista del 1956 «I tre figli di Filumena Marturano rappresentano le tre forze dell’Italia: l’operaio, il commerciante, lo scrittore… I figli sono quelli che si tengono nelle braccia quando sono piccoli…. Ma quando sono grandi, quando sono diventati uomini, o sono figli tutti quanti o sono nemici… Pensavo con quella commedia di aver messo in evidenza questa situazione ai governanti, pensavo che avrebbero preso dei provvedimenti. Poi scrissi “Questi fantasmi”, poi “Le bugie con le gambe lunghe”, ma le cose rimasero stazionarie e allora ho scritto “Le voci di dentro”, dove il personaggio non parla più perché è inutile parlare quando nessuno ascolta.»

Laura ha detto...

Sono totalmente in disaccordo con la tua recensione...
Innanzitutto credo si debba fare lo sforzo di dimenticare momentaneamente l'interpretazione di Eduardo e Regina Bianchi... l'abbiamo troppo nel cuore e negli occhi ma non è giusto assumerla costantemente come pietra di paragone.
E' naturale che sia il personaggio di Filumena a primeggiare sulla scena, è lei la protagonista, Eduardo ha scritto questa commedia per dare vita e voce ad un grande personaggio femminile... e direi che ci è riuscito. Luca è stato bravissimo e la scelta del regista io l'ho interpretata come un voler focalizzare tutta l'attenzione, quasi volesse fare dei "primi piani", proprio sui lunghi monologhi di Filumena che sono il cuore e l'anima della commedia. Per questo gli attori, quando parla Lina Sastri, sono immobili (prendi la scena della rivelazione di fronte a Domenico, all'avvocato e ai figli...)è come se si accendesse un faro sulla protagonista. Io ho trovato estremamente suggestiva questa rappresentazione, e davvero bravi tutti, sopratutto i due interpreti principali.

Foto Roma

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