martedì 9 febbraio 2010

Open colonna - parola ai lettori


Con un post del 18 novembre 2008 avevo parlato del ristorante Open Colonna sito all'ultimo piano del Palazzo delle Esposizioni, concludendo:
Caro Antonello Colonna la bellezza del posto è importante ma il cibo che servi è fondamentale!
Pertanto segui più da vicino il cibo e il servizio che così non va.
Non credo che ci rivedremo!

Da allora ho ricevuto diversi commenti che riporto di seguito (vi evidenzio l'ultimo per la testimonianza sul degrado del mondo del lavoro in Italia):

VERONICA ha detto...04 dicembre 2008 19.53
Sono stata a pranzo al tanto blasonato locale di Colonna a Roma, l'Open Colonna, e siccome avevo letto su diversi blog giudizi molto negativi, avevo un'aspettativa molto bassa...ebbene è riuscito ugualmente a deludermi!!! Di grande impatto il posto certo, peccato che per tutto il pranzo interminabile, nonostante fossero solo due portate, ho avuto un sole accecante dritto negli occhi e che ho sentito tutti i discorsi fatti sia dagli occupanti del tavolo di destra che da quelli del tavolo di sinistra...una promiscuità inaudita! Poi che dire, i camerieri erano vestiti tutti disuguali, ogni tanto arrivava una ragazza che forse veniva a servire così come era uscita da casa, abbiamo chiesto due o tre volte informazioni su che fine avesse fatto il nostro pranzo e i camerieri (veramente disabili mentali e presi direttamente dalla piazza) si sono ben guardati anche solo di rispondere che non lo sapevano. Che dire dei cuochi: ne uscivano continuamente due dalla cucina e si avvicinavano al buffet (che era concettualmente collocato male, perché era meglio che fosse posto vicino alla cucina), ma lo guardavano soltanto perché non si sono accorti in nessuna delle dieci visite che il macinino del sale non funzionava e che l'olio e il pane erano terminati! Per non parlare della mozzarella tagliata a cubetti e poi rimessa nell'acqua, dei tre tipi di insalate di riso dove cambiava soltanto il piatto di portata e la decorazione...continuo? I dolci...che scempio! Inesistenti, improponibili! Due note positive però le ho trovate: buono il caffè e raffinato ed elegane il centrotavola...un pò poco per uno chef come lui non credete? A parte l'ironia credo che non sia stata una scelta tanto felice quella di mettere il suo nome a firma di quella...tavola calda ripulita!

Anonimo ha detto... 16 febbraio 2009 22.46
Sono stata all Open Colonna per il Brunch, l'atmosfera è molto carina, ma il brunch è stato deludente. Piatti freddi, francamente abbastanza scontati, servizio così così, ma vero è un brunch, e in più il Sig. Colonna chiacchierava al tavolo con degli amici.

Vorrei tornarci a cena vediamo se migliora.


Translucida ha detto...03 gennaio 2010 16.25
confermo il giudizio negativo: il brunch è stato deludentissimo, per la scelta dei piatti (da trattoria di paese), la realizzazione (appena mediocre), il servizio (carta dei vini recitata a voce da una giovane chiaramanete sprovveduta, senza menzione delle cantine), i dolci tutti troppo dolci e 'burrosi'. Francamente, per 28 euro + 7 di vino (al bichiere) si potrebbe legittimamente aspirare a qualcosa di migliore. Peccato per l'occasione sprecata, perché il posto è bello, ampio e luminosissimo, con uno spazio per i bambini al centro che favorisce le uscite in famiglia e merita la segnalazione. Conviene ad Antonello Colonna rovinarsi in questo modo la reputazione?


Anonimo ha detto...06 febbraio 2010 01.53

Ciao.Io ci ho lavorato da colonna, il posto è molto bello ma la cucina fa pietà...vuole fare il futurista e poi piglia il personale dalle cooperative, quasi tutti impreparati e giustamente svogliati perche poco retribuiti...purtroppo le cooperative che offrono lavoro subordinato sono il cancro di posti come l'open...una volta si assumevano le persone, si facevano crescere all'interno del posto le si educavano a dare il meglio e quando avevano aquisito le giuste capacita diventavano parte integrante del luogo.adesso per risparmiare si prende personale a basso costo(quasi tutti studenti)a discapito della qualità.Poi voglio dire...che bisogno c'è di risparmiare se un calice di vino te lo fa pagare 7 euro e una cena (di sera) costa 200 euro senza bevande.per i giudizi concordo con gli altri commenti

lunedì 8 febbraio 2010

Die Panne. Ovvero la notte più bella della mia vita


Sabato teatrale con i miei amici. Scegliamo nuovamente il teatro Eliseo, questa volta per assistere allo spettacolo "Die Panne. Ovvero la notte più bella della mia vita" con Gianmarco Tognazzi.

Lo spettacolo è tratto dall'opera di Friedrich Dürrenmatt "Die Panne. Eine noch mögliche Geschichte". L'intento dell'autore è stato quello di dimostrare che i meccanismi investigativi e giudiziari dello stato sono sostanzialmente incapaci di giungere alla verità umana, in quanto, alcuni comportamenti, di fatto umanamente negativi, non vengono percepiti come "colpevoli" dalla giustizia umana.

Protagonista del racconto è Alfredo Traps (Tognazzi), rappresentante di articoli tessili, che sta viaggiando per lavoro in un'indefinita parte della Svizzera, quando la sua automobile, una lussuosa Jaguar rosso fuoco, smette di funzionare: inizialmente non dispiace a Traps passare una notte fuori casa, sperando in qualche piacevole avventura.
Riesce così ad essere ospitato per la nottata a casa di un giudice in pensione che, vivendo solo, offre gratuitamente l'alloggio a favore di un poco di compagnia. Il padrone di casa annuncia inoltre che avrà dei colleghi (anche loro pensionati) a cena, con i quali è solito passare il tempo simulando processi storici o, in presenza ospiti come Traps, processandoli.

A cena, tra ottimi piatti e buon vino, Traps si ritrova imputato in un vero e proprio processo a sé stesso, parla, si confessa, e la sua vita fino ad allora comune e mediocre, inizia a disvelare imprevedibili risvolti. Ammette il profondo rancore nutrito per il suo ex-datore di lavoro, un certo Gygax, e racconta particolari scottanti circa una sua relazione extraconiugale con la moglie di questi, Alfredo scopre a poco a poco di avere sordidamente compiuto un delitto, di aver procurato un infarto letale al suo capo avvertendolo anonimamente delle avventure amorose della signora Gygax.

Il processo oscilla tra gioco e realtà e man mano gli ospiti diventano sempre più euforici e iniziano a festeggiare per la strabiliante sincerità dell'imputato, che, anch'egli euforico, si comporta in modo opposto alla normalità, giungendo persino a ringraziare il giudice per la definitiva sentenza di condanna a morte.

Questo incontro-scontro tra sé e sé culminerà in modo drammatico per Alfredo, il quale, finalmente solo di fronte all’essenza della sua personalità, non potrà che riconoscersi colpevole e autoinfliggersi la condanna a morte.

Ho trovato lo spettacolo un po' forzato, la scena e gli attori hanno creato un clima improbabile e surreale che non ha permesso ai protagonisti di raccontare un processo mentale interessante e originale.
Lo spazio scenico sfruttato al massimo, occupato dalla scenografia massiccia e al contempo essenziale, crea all’occorrenza una comune sala da pranzo ma anche un’aula da “tribunale della coscienza".
Bravissimi Bruno Armando e Roberto Tesconi, buona la recitazione di Lombardo Fornara, Franz Cantalupo e Lidia Giordano. I "coprotagonisti" si alternano, si incontrano, si scontrano con naturalezza e maestria, surclassando il protagonista, Gian Marco Tognazzi-Traps. Infatti, Tognazzi mi ha deluso. I suoi atteggiamenti e la sua voce, innaturali, hanno trasformato la figura del protagonsta in una caricatura mentre tutta lo spettacolo si sarebbe dovuto incentrare sull’evoluzione della personalità di Alfredo prima e dopo l’incontro con sé stesso.

Nel complesso la genialità del racconto originale e la bravura di Bruno Armando e Roberto Tesconi riescono a salvare uno spettacolo altrimenti non all'altezza dell'Eliseo.

mercoledì 3 febbraio 2010

L'Aquila, l'arte ferita delle chiese del centro storico a Montecitorio


La Camera dei deputati ospita la mostra "L'Aquila, l'arte ferita delle chiese del centro storico - A Montecitorio". Si tratta di un'esposizione di 21 opere appartenenti alle chiese del centro storico dell'Aquila e danneggiate dal terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Scopo principale di questa iniziativa è quello di poter "adottare" un restauro, attraverso un contributo da destinare all'Arcidiocesi dell'Aquila.

La mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso libero da Piazza Montecitorio, dal 25 gennaio al 26 febbraio 2010.

Orari: dal lunedì al venerdì, dalle ore 10,00 alle ore 19,00 (ingresso consentito fino alle 18,30); il sabato e la domenica, dalle ore 10,00 alle ore 14,00 (ingresso consentito fino alle 13,30).


Per saperne di più http://nuovo.camera.it/537?shadow_mostra=23430

venerdì 29 gennaio 2010

Al Padrino di Messina

Dopo una giornata di lavoro e prima dell'inizio della partita di Coppa Italia che trasmetteranno in TV alle 21.00 vado a mangiare alla trattoria "Al Padrino".
Premetto che per arrivare al locale ho dovuto subire una vera tormenta con vento fortissimo che mi ha distrutto l'ombrello e la pioggia che mi ha reso zuppo come un pulcino. Vabbè non è stata colpa loro, ma potete comprendere come sarei stato critico: il gioco doveva valere la candela.
In locale in via Santa Cecilia 54 è di una sola sala con la cucina a vista dove si destreggiano due cuoche. L'impressione è di stare in una vera vecchia trattoria di paese. I tavoli sono pochi ma comodi. Considerata l'ora (19.30) e il tempaccio i pochi avventori erano stati degli eroi.
In sala ti aspetta Pietro Denaro, come un boss che ti squadra mettendoti un po' a disagio, ma i figli bilanciano con la loro simpatia e gentilezza.
Ancora scioccato dalla bufera mi sono seduto e, non capendo molto del menù, ho scelto la prima cosa detta dal cameriere: fusilli con zucchine, gamberi e panna (discreti ma troppo conditi). Ho continuato con involtini di spatola panati (non male) per terminare con due cannolini alla siciliana (mediocri). Niente caffè. Il conto è molto onesto, 20 euro ma la qualità complessiva è poco più che sufficiente.
In conclusione un salto da Al Padrino si può fare solo se vuoi spendere pochissimo e mangiare alla buona.

Giudizio finale: Ambiente 6 - Servizio 6,5 - Qualità cibo 6,5 - Prezzo 8 - Pulizia 7

giovedì 28 gennaio 2010

Messina


Sono tornato ieri da un viaggio di lavoro a Messina.

Con l'aereo sono atterrato all'aeroporto di Reggio Calabria e ho attraversato lo stretto. Stare sul ponte del traghetto e osservare la Sicilia che si avvicina lentamente è molto affascinante.

Ovviamente il primo pensiero va al progetto di ponte che deturperà tutta questa costa.

A dire il vero non è che l'uomo non abbia infierito su questa regione, vedere quelle costruzioni, la maggior parte fatiscenti, che si affacciano sul mare senza nessun ordine intristisce molto.

L'idea di collegare in modo stabile la Sicilia al continente ha origini immemorabili. I primi progetti risalgono all'epoca dei Romani che avevano pensato e, forse, realizzato un ponte su barche. Questa soluzione, quasi banale, avrebbe però impedito il transito delle navi nello stretto. Si dice, infatti, che essi fossero riusciti a far transitare le truppe su un ponte di barche e botti.

Il tentativo è documentato da Plinio il Vecchio (251 a.C.) che narra della costruzione, voluta dal console Lucio Cecilio Metello, di un ponte fatto di barche e botti per trasbordare dalla Sicilia 140 elefanti catturati ai cartaginesi.
Nonostante i propositi di vari regnanti nel corso dei secoli le condizioni ambientali dello stretto, caratterizzate da fondali marini irregolari e molto profondi (oltre i 100 m), da tumultuose correnti marine e da forti venti, in una zona ad elevata sismicità, hanno fatto sì che la costruzione di un "ponte" sia sempre stata per l'ingegneria una sfida quasi impossibile.


Comunque passiamo alla storia della città-

Messina venne fondata dai Greci intorno al 730 a.C., con il nome di Zancle ("falce", in riferimento alla forma del braccio sabbioso di San Raineri, che chiude il grande porto naturale), . I Romani la conquistarono nel 264 a.C., quando la città viene consegnata dai Mamertini ai Romani. Dopo la fine della guerra ottenne lo status di civitas libera et foederata (città libera ed alleata, formalmente indipendente), unica in Sicilia insieme a Tauromenium (Taormina).

Il nome greco Messanion fu tradotto in latino come Messana.

Durante l'età repubblicana subì ancora attacchi durante le guerre servili (102 a.C.. Cicerone, nelle orazioni contro Verre, la definì civitas maxima et locupletissima (città grandissima e richissima). Pompeo attaccò nel 49 a.C. la flotta cesariana che si ripavava nel porto della città. Successivamente divenne una delle principali basi di Sesto Pompeo, che vi sconfisse la flotta di Ottaviano e venne in seguito saccheggiata dalle truppe di Lepido.

Dopo la caduta dell'impero romano, fu prima in possesso dei Bizantini e quindi degli Arabi.


lunedì 25 gennaio 2010

Scoperta la sorgente dell’acquedotto di Traiano




Importante ritrovamento archeologico nella zona del Fosso della Fiora fra Manziana e Bracciano. Due documentaristi inglesi - impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani - hanno individuato il "Caput Aquae" dell’acquedotto di Trianao, ovvero la sorgente primaria dell’acquedotto inugurato nel 109 d.c. per servire la zona di Trastevere.

Il "Caput Aque" era coperto da una grotta artificiale risistemata dagli Odescalchi all’inizio del ’700 per accogliere una cappella della Madonna.


Il monumento celato è un ninfeo con volta colorate in blu egizio di straordinaria bellezza e importanza. Come riferisce l’archeologo Lorenzo Quilici il ninfeo è «stupefacente» ed è paragonabile «al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria nel Triopo di Erode Attico sull’Appia Antica».


Come racconta lo stesso archeolgo «si tratta di una cappella centrale dedicata al dio della sorgente o alle ninfe, che si approfondisce ai lati in due bacini coperti da straordinarie volte ancora colorate in blu egizio che, alla base, con un ardito sistema di blocchi messi a filtro, accoglievano l’acqua in due laghetti, dai quali partiva il canale dell’acquedotto»

La scoperta verrà illustrata in una conferenza stampa il 28 Gennaio 2010 dallo stesso Quilici e dai due scopritori Michael e Ted O’Neill.






venerdì 22 gennaio 2010

Michelangelo architetto a Roma


da http://www.romanotizie.it/


Domenica 24 gennaio s’inaugura ad "Experience Italy" l’installazione dedicata a "Michelangelo architetto a Roma", una mostra che fino al 7 febbraio 2010 testimonia ai Musei Capitolini un amore una passione verso questa città, pari soltanto all’amore e alla passione nutrita nei confronti della sua Firenze.
Il “Segno” di Michelangelo a Roma si è moltiplicato e si è impresso, immortale.
E dove non è rimasto scolpito nel marmo e nella pietra, si è tramandato nei disegni e nei progetti di quegli edifici che non videro mai la luce del sole.

Alcuni dei disegni del Maestro, provenienti dalla Collezione della Casa Buonarroti, sono transitati eccezionalmente in Second Life, grazie all’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e a Zétema che sostiene la comunicazione dei Musei in Comune 2.0.

L’installazione, curata da Micaela Cini (Micalita Writer), Salima Venditti (Mila Tatham), Andrea Roberto Dosi (rodroguez Imako), Patrizia Nofi (Patrizia Blessed), con la direzione artistica di Marina Bellini (Mexi Lane), responsabile di Musei in Comune 2.0, si snoda in un percorso onirico a 1000 metri d’altezza.



Le idee di Michelangelo prendono forma, compaiono e scompaiono, si avvicinano o si allontanano, graffiando... il cuore degli avatar.
Didascalica e rispettosa del Genio, l’installazione è un pretesto per guardare come attraverso una lente d’ingrandimento il segno grafico di Michelangelo Buonarroti.
Saranno disponibili gratuitamente in loco dei bellissimi abiti rinascimentali da uomo e da donna, creati appositamente da Ardigraf Design e Donna Flora per vestire gli avatar che compariranno successivamente nel video girato nell’istallazione virtuale.

Foto Roma

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