lunedì 2 giugno 2008

Il sito di Villa Pamphilj nella Roma antica

Da un documento di Paola Ciancio Rossetto
L’area occupata attualmente dalla Villa Doria Pamphilj in età romana risultava suburbana, abbastanza lontana dal centro cittadino, con una situazione topografica non dissimile da quella di altre zone del suburbio.
Il sito è limitrofo al punto più alto del Janiculum, ove in epoca protostorica si sarebbe trovata la mitica arx fondata da Janus in contrapposizione all’arx capitolina.
Tale tradizione antica, peraltro non unica nella letteratura latina che presenta in proposito una realtà variegata, non ha probabilmente valore topografico: è possibile infatti che un eventuale sito insediativo fosse legato al culto di Furrina che sembra testimoniato più a valle, al di sotto di Villa Sciarra. Il luogo, però, fin da età protostorica era percorso da una strada che collegava Roma con Caere: questa via utilizzarono le vestali in fuga da Roma e Lucumone in marcia da
Tarquinia verso l’Urbe.
Il tracciato fu ripreso dalla Via Aurelia delineata nel 241 a. C. da Aurelio Cotta, che divenne l’asse stradale fondamentale del luogo, insieme ad una sua diramazione, che probabilmente ebbe il nome di Vitellia. Proprio all’interno di queste due direttrici si trova Villa Pamphilj.
Un diverticolo collegava Vitellia e Aurelia partendo dai pressi della basilica di S. Pancrazio, all’interno della quale si è trovato un tratto di basolato. Si tratta probabilmente del Clivus Rutarius che definiva sulla sinistra una zona chiamata Ager Fonteianus, come ci riferisce un’epigrafe sepolcrale.
Lungo l’Aurelia si snodavano i due acquedotti che in vario modo alimentavano questo settore: l’Alsietino ed il Traiano. Il primo, costruito nel 2 a. C., convogliava l’acqua dal lago di Martignano; in condotto quasi totalmente sotterraneo è noto solo in pochi tratti incontrati in lavori occasionali. L’Acquedotto Traiano fu fatto costruire dall’imperatore nel 109, convogliando l’acqua da alcune sorgenti nei pressi di Vicarello sul lago di Bracciano per dotare di una rete idrica il Trastevere, come appare provato da decine di fistulae (su cui erano incisi i nomi dei proprietari e dei plumbarii) rinvenute a vigna Lais, nei pressi di Porta San Pancrazio, ove era il castello terminale di distribuzione delle acque.
L’acquedotto correva per lungo tratto sottoterra, ma nel settore limitrofo a Villa Pamphilj era almeno parzialmente su arcuazioni, parte delle quali sono state inglobate nel muro di cinta; la struttura romana in cattive condizioni fu riparata, reintegrata e parzialmente modificata nel 1612 dal papa Paolo V, che fece erigere il fontanone del Gianicolo come mostra.
Nell’area di villa Pamphilj innumerevoli sono stati i ritrovamenti attraverso i secoli, soprattutto pertinenti a monumenti funerari che risultano concentrati in due aree: una nei pressi dell’Arco dei Quattro Venti, l’altra nelle vicinanze del Casino del Bel Respiro.
Molteplici sono quindi le testimonianze romane in questo settore del suburbio, per cui, nonostante gli scavi e i ritrovamenti siano stati quasi esclusivamente casuali o dettati da motivi occasionali e spesso noti soltanto in modo indiretto e incompleto, il quadro dei resti e delle informazioni è tanto ricco ed articolato, che permette di ricostruire con una certa attendibilità l’evoluzione e la situazione urbanistica, attraverso i secoli, in rapporto alle mutate condizioni di occupazione del territorio.
Il sito risulta percorso da un reticolo viario probabilmente di origine protostorica, che venne razionalizzato e sistemato in età repubblicana, in rapporto alle mutate situazioni storiche che imponevano alla città un collegamento rapido con le zone settentrionali e costiere. La Via Aurelia, che costituiva la direttrice fondamentale, è costruita nel 241 a.C.
Il ricco panorama di età romana, sicuramente alquanto complesso ed articolato, ma globalmente poco visibile, non viene percepito dal visitatore, che rimane affascinato dallo splendore della villa e dalle sue enormi dimensioni.
Pertanto, nonostante una sorta di mediazione e di avvicinamento all’antico sia esercitata dalle sculture romane numerosissime utilizzate come decorazione, reinserite in contesti di vario genere come ornamento delle strutture più significative della villa (l’Arco dei Quattro Venti, il Casino del Bel Respiro, i viali, il Giardino del teatro), l’obiettivo che ci si propone è di proseguire nell’opera di valorizzazione delle sopravvivenze di età romana come già realizzato a Casale di Giovio ed eventualmente creare un circuito di visita specifico, in modo da rendere comprensibile
questa realtà così interessante anche al fruitore abituale.
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