venerdì 11 giugno 2010

Scoperto il mausoleo del «gladiatore»


dall'articolo su www.corriere.it cronaca di Roma:


Nei pressi di Due Ponti, sulla via Flaminia, riemergono la tomba di Marco N. Macrinio e la statua della moglie

E’ riemersa, alle porte di Roma, accanto alla via Flaminia e al mausoleo del generale di Marco Aurelio - il senatore bresciano Marco Nonio Macrino - che giace con tutti i marmi sparsi alla rinfusa. Insieme ad una iscirzione che prova l'esistenza del personaggio che qualche mese fa era stato identificato come possibile ispiratore della figura del Gladiatore, poi interpretato da Russel Crowe.
Gli scavi della Soprintendenza speciale archeologica di Roma sono ripresi da un mese, dopo i primi ritrovamenti riemersi nel cantiere edile di via Vitorchiano a partire dal 2007. E non passa giorno che non si aggiungano sorprese. La più importante è che è riemerso ora in tutta la sua interezza il basamento del mausoleo del «generale», una struttura che misura venti metri di lunghezza per dieci larghezza.

Impossibile trasferire altrove questa scoperta archeologica, come era stato ipotizzato inizialmente. La soluzione è rimettere in piedi il monumento, un imponente mausoleo alto una quindicina di metri, interamente in marmo comprese le tegole del tetto.
Sembra un’immagine degli scavi al Foro alla fine dell’Ottocento, quando Giacomo Boni riportò in luce il cuore del sistema imperiale. In mezzo a lacerti di grandi dimensioni si aggirano gli archeologi, i rilevatori, i geologi, guidati da Daniela Rizzo. L’emozione è forte.

Sette metri sotto il livello della ferrovia, la Roma Viterbo che lì vicino ha la stazione Due Ponti, ecco il grande monumento che giace intorno al nucleo cementizio con un centinaio di grandi frammenti architettonici che andranno ricomposti. Sorge accanto a un lungo tratto dell’antica Flaminia, con i suoi basolati scuri vulcanici, ad alcuni recenti funerari in laterizio, a altri due monumenti-mausoleo a tamburo in origine merlati un po’ come la tomba di Cecilia Metella sull’Appia. Due merli sono stati appena ritrovati accanto alle basi dei monumenti che mostrano i nuclei di calcestruzzo e di laterizio.

Poco oltre ecco il terreno disseminato di frammenti marmorei del mausoleo del «generale». Capitelli corinzi, colonne scanalate (la più luna misura quasi 7 metri), pezzi del frontone del timpano, strutture del soffitto a cassettone con rosoni, l’acroterio, cornici, fregi.
In tutta questa massa di marmo emerge superba l’iscrizione per Marco Nonio Macrino, compagno e «legatus» dell’imperatore Marco Aurelio, che fin dall’inizio dello scavo ha consentito un’attribuzione certa del monumento di cui pian piano è affiorata l’importanza progressiva.

Spiega Daniela Rossi: «Tutto questo fa parte di un monumento a tempietto alto una quindicina di metri. Sappiamo ora che il mausoleo era provvisto di un timpano con quattro colonne sul davanti e sopra un acroterio. Il tetto a due falde è eccezionale, tutti i suoi componenti tegole comprese sono in marmo. L’interno del mausoleo è costituito da una cella sepolcrale con muri perimetrali e fregi d’acanto»

«Di là dalla via Flaminia c’è poi un altro mausoleo - prosegue l'archeologa -, di cui sono state riportate in luce lastre con i fasci littori». Tutto il sito, che prevede altri due mesi di scavi, trasuda storia. La scoperta più avvincente è avvenuta quando gli archeologi hanno guardato i due cordoli di pietra rialzati che chiudono la carreggiata della Flaminia, la «crepidine».
Con stupore sono state trovate pietre messe per lungo che in realtà sono appartenute a tombe di soldati, probabilmente narbonensi, quasi certamente frutto di un cimitero nato dopo la battaglia di Ponte Milvio. Ci sono iscrizioni che riguardano soldati di Mediolanum, Como, Vienna.
Il sito copre un arco di storia che va dal I secolo avanti Cristo al II dopo Cristo. Trecento anni, con al centro la fantastica tomba di Marco Nonio Macrino, venuto da Brescia, che se non è il gladiatore è stato certamente un grande generale dell’imperatore Marco Aurelio. Con lui la moglie, colta a statura naturale nella classica posizione della «pudicizia» romana.

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