lunedì 8 agosto 2011

I profumi della storia fra i sentieri e a tavola



Una full immersion nella storia, fatta di mura, acqua, roccia, vegetazione, sapori e ricordi. E su tutti la 'voce' dell'Aniene che compie il suo salto con la grande cascata tenuta a battesimo da papa Gregorio XVI nel 1835. E' il "Viaggio nel gusto" che si compie a Villa Gregoriana, nel cuore di Tivoli, grazie a Pierreci Codess e al Fai - Fondo ambiente italiano, che ripropongono per il secondo anno un itinerario nella villa passa tra i sentieri del parco, fino ad arrivare ad una tavola imbandita ai piedi dell'Acropoli tiburtina.

E la discesa in quella che veniva chiamata la "Valle dell'inferno", per la sua forma a cono, degna delle migliori rappresentazioni dantesche, scavata ai piedi dell'antica acropoli di Tivoli dall'Aniene, nel luogo in cui il fiume entra nella campagna romana è anche un piccolo viaggio alla scoperta della tavola dei nostri antenati, quali alimenti nelle epoche passate venivano utilizzati in cucina e in che modo venivano consumati.

Tutto inizia all'ora del tramonto.
L'archeologa Sabrina Zampini fa da virgilio e prende come punto di partenza le fondamenta di una casa di epoca romana, è la villa di Manilio Vopisco, celebrata da Publio Papinio Stazio nelle sue Silvae e poco dopo devastata dall'alluvione del 106. Poi l'oblio. I ruderi degli edifici furono sommersi dalla vegetazione. Poi, all'inizio dell'800 furono riportati alla luce e integrati in un magnifico giardino pubblico, che però mantenne la definizione di 'villa'.

Ma la villa è, in realtà, il risvolto 'estetico' dell'opera principale voluta da Gregorio XVI per sistemare il vecchio letto dell'Aniene, stravolto dalla rovinosa piena del 1826. Con la deviazione e la canalizzazione in due cunicoli artificiali delle acque l'Aniene si è così ritrovato a compiere due salti (ma originariamente erano 4), di circa 130 metri.

E la vegetazione rigogliosa a ridosso della nuda roccia che scende nel cuore della terra, la cascata e in alto i due templi del I secolo a. C., uno rettangolare, detto di Tiburno, l'altro rotondo, detto di Vesta o della Sibilla albunea diventano tappa obbligata di uno dei 'must' per i romantici del XVIII secolo: il Grand Tour.

Tutto questo si intreccia nel racconto dell'archeologa, che parla del "galateo" in voga nelle diverse epoche, delle abitudini alimentari e delle ricette. Alcune delle quali si 'materializzeranno al termine della risalita dalla valle, su una tavola apparecchiata con riproduzioni di ceramiche storiche ai piedi del tempio della Sibilla. Fra l'enunciazione della ricetta originale, aneddoti e curiosità, si susseguono un antipasto dell'antica Roma, un piatto medioevale, uno rinascimentale, per chiudere con un dolce ottocentesco preparati dallo chef Roberto Fantini. Tutti piatti con una loro bibliografia accertata e accompagnati con un loro vino. E compiere, per la seconda volta in poche ore, un nuovo viaggio nel tempo.

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