lunedì 4 gennaio 2010

Il calendario romano

Ogni inizio anno colgo l'occasione per ricordare che i Romani usavano originariamente un calendario lunare in cui il mese corrispondeva ad una lunazione.
Le Calende erano il novilunio e le Idi corrispondevano al plenilunio. Le None era una data intermedia tra le Calende e le Idi: erano il nono giorno prima delle Idi.
Romolo stabilì che l'anno avesse 10 mesi, ma Numa Pompilio lo portò a 12 mesi per farlo coincidere con l'anno solare (aggiunse gennaio e febbraio).
Nel 46 a.C. Giulio Cesare riformò il calendario su base solare. L'anno venne fissato in 365 giorni e si introdussero i giorni bisestili con cadenza quadriennale. Il calendario giuliano è alla base di quello attualmente in uso.
Nel 1582 papa Gregorio XIII apportò alcune correzioni per cui il nostro calendario è chiamato gregoriano. Gli anni venivano contati ab Urbe condita, ossia a partire dalla fondazione di Roma, 753 a.C.
L'inizio dell'anno originariamente era fissato a marzo. Dal 153 a.C. venne portato a gennaio.
Nel 44 a.C. il Senato romano, su proposta di Marco Antonio cambiò il nome di Quinctilis in Iulius, in onore di Giulio Cesare. Nell'8 d.C. il mese di Sextilis venne chiamato Augustus in onore di Cesare Ottaviano Augusto. La durata dei mesi oscillò intorno ai 30 giorni.
L'ultima correzione venne apportata da Ottaviano che allungò di un giorno il mese di Agosto per farlo uguale a Luglio.
La settimana
I Romani avevano inizialmente una periodicità scandita su una base di otto giorni: la nundina.
Il nome derivava dal modo di contare che includeva sia il giorno di partenza che il giorno di arrivo. Fu Costantino, nel IV secolo d.C., ad introdurre la settimana, di origine orientale, facendo un compromesso tra mondo pagano e mondo cristiano.
La durata di 7 giorni corrispondeva alle attese dei cristiani che ottenevano l'ufficializzazione della settimana ebraica, mentre ai giorni venivano dati i nomi degli dei pagani. I cristiani affiancarono alla denominazione ufficiale dei giorni delle denominazioni loro proprie, in particolare per il sabato e la domenica.
I giorni
I Romani contavano i giorni non in riferimento al mese, ma in riferimento alle Calende, alle None e alle Idi. Si contavano quanti giorni mancavano alla solennità successiva tenendo conto sia del giorno di partenza che del giorno di arrivo. Invece di dire "il 12 di marzo" dicevano "mancano quattro giorni alle Idi di marzo", ossia al plenilunio.
Questo computo derivava dal calendario lunare dove si era soliti dire quanti giorni mancavano alla luna piena piuttosto che dire quanti giorni erano passati dall'ultima luna piena.
Qualità dei giorni
I Romani qualificavano i giorni in funzione delle attività religiose e civili che potevano essere svolte.
Tipo Significato Note
F - Dies fastus - Giorno in cui le azioni legali erano permesse
N - Dies nefastus - Giorno in cui le azioni legali non erano permesse
EN - Dies intercisus, endotercisus - Giorni nefasti all'inizio e alla fine, ma fasti in mezzo
C - Dies comitialis - Giorni in cui si potevano tenere i Comizi ossia le assemblee pubbliche
NP - Festa religiosa pubblica
FP - Festa religiosa pubblica
per un approfondimento sul calendario visitate http://www.maat.it/

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