lunedì 10 agosto 2009

La lezione di Ercolano


Articolo di Società cultura e religione de "El País", pubblicato lunedì 3 agosto 2009 in Spagna.

Nel 79 D.C. l’eruzione del Vesuvio rase al suolo la città romana. Oggi i suoi resti sono Patrimonio dell’Umanità e sono conservati meglio di quelli della vicina Pompei

A metà strada tra il Vesuvio e il mare, nel sud Italia, giace una città romana che ha sofferto la stessa sorte di Pompei e che sussura una degna lezione di ordine, bellezza ed efficienza. Lo fa proprio alla faccia di un territorio sempre più affondato nel degrado, aggredito dalla criminalità organizzata e offeso da amministrazioni corrotte.
Questa città è Ercolano, una zona archeologica meno conosciuta e ampia, ma meglio conservata della sua sorella maggiore, Pompei. Anch’essa considerata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Passeggiare lungo il suo perfetto reticolo di strade perpendicolari, fra le raffinate residenze adornate di affreschi, gli edifici funzionali che animavano la vita pubblica della città prima che il vulcano la radesse al suolo nel 79 D.C., è un piacere. Tuttavia alzare lo sguardo verso la moderna Ercolano, verso gli orribili e disordinati palazzi che sorgono ailimiti degli scavi è un dolore altrettanto intenso . Brutto come il rumore dei motorini che corrono per queste strade. L’antica Ercolano si trova fisicamente vari livelli sotto l’attuale Ercolano, che è a pochi chilometri a sud di Napoli. Spiritualmente è il contrario.
Dov’è finito il popolo che pianificava con tanta dedizione le sue costruzioni, adornava le sue case e disciplinava la vita pubblica e privata? Il popolo che ha saputo fare suoi i migliori aspetti di altre civiltà e tanto aperto da permettere che gli stranieri diventassero imperatori?

Trovare le sue tracce per la/nella Ercolano moderna e per/fra i confinanti e decadenti quartieri periferici napoletani di Barra, San Giorgio o Portici (da dove proviene Noemi Letizia, la minorenne frequentata da Berlusconi che scatenò un grosso scandalo morale), non è un lavoro facile. Questa è terra ad alta concentrazione camorristica, notevole degrado urbanistico e in più svuotata di molti dei suoi migliori spiriti a causa di un forte tasso di emigrazione.

Ma questo non è tutto. Chi volesse insistere, sarà ricompensato. Ercolano è, a dispetto di certe storture contemporanee, l’epicentro di una mezza luna piena di bellezza. L’itinerario costiero verso il sud fa dimenticare presto gli incubi della periferia napoletana e diventa un viaggio fantastico. Lì si erge Sorrento. L’esperienza di prendere un caffé nello storico Grand Hotel Excelsior Vittoria, si dimentica difficilmente. La vista del golfo di Napoli dalle sue terrazze è incredibile. E non è difficile immaginare come Richard Wagner, Enrico Caruso - ospite abituale dell’hotel - o Marylin Monroe si siano abbandonati a quella bellezza e abbiano tratto ispirazione da essa.

Più avanti, sulla costiera amalfitana, si trova Positano, piccola gemma arroccata sulle pendici delle verdi montagne che si gettano nel Mediterraneo e centro creatore della vivace e fresca linea di moda omonima, oltre che di eccellenti limoncelli.

Un po’ più avanti, Ravello offre un prestigioso festival musicale estivo, riflesso di un amore per la musica che viene da lontano. Anche Ravello, come tutta la costiera amalfitana, è Patrimonio dell’Umanità. Lo scenario in cui suonano le orchestre è un luogo indescrivibile, sospeso nell’aria, sopra il vuoto. Un centinaio di metri più giù, il mare.

L’itinerario può proseguire con una sosta ad Amalfi e al suo Duomo o alla gentile Salerno. Si può tornare verso il nord, verso Napoli, l’ombelico del Mediterraneo. Bagnarsi nelle stupende e piccole spiagge, prendere il traghetto e raggiungere in coperta l’estensione di una costa ancora preservata dalla violenza della speculazione. Non importa. Il lettore, se lo ha voluto, avrà già potuto recuperare la traccia del popolo che fondò Ercolano. In una barca, in una casa, in un ristorante, davanti a un caffè, a un limoncello o a due spaghetti, non importa.

Questa è la terra di gente che se n’è dovuta andare, però anche di residenti, di gente che resta, che non cerca raccomandazioni, che a dispetto di tutto non parcheggia in seconda fila, che porta dentro di sé e produce cultura e non dimentica la lezione dell’antica Ercolano, di ricerca della bellezza, dell’ordine e del rispetto.


Articolo originale "La lección de Herculaneum" di ANDREA RIZZI

1 commento:

Anonimo ha detto...

Io avrei aggiunto Vico Equense...

Giuseppe

Foto Roma

Archivio blog