mercoledì 10 dicembre 2008

Menenio Agrippa e la sua storia


La prima profonda frattura tra i patrizi (i discendenti dei patres, gli aristocratici ) e i plebei (dal greco plethos, gran numero o moltitudine) avviene in occasione d'una vittoriosa campagna contro i Sabini e gli Equi. Nonostante il parere contrario di Publio Valerio Publicola il Senato rifiuta di dividere bottino e terre con la multitudine di plebei, che avevano militato nell'esercitato: si scatena così la rivolta.
L'esercito, mantenuto in armi, si ritira sul Mons Sacer (il monte della maledizione) o sull'Aventino, attuando il primo caso di disobbedienza civile.

In questa situazione di stallo, senza apparenti vie d'uscita, emerse la figura di Menenio Agrippa, un uomo di origine plebee che era arrivato alcuni anni prima alla carica di console.

Menenio Agrippa con un discorso molto intenso e pieno di buon senso convinse i senatori ad affidargli l'incarico di trattare con i ribelli al fine di trovare un accordo che permettesse di ritrovare l'unita del popolo quirito contro i nuovi nemici. Nel suo discorso, oltre a perorare le ragioni del compromesso; Menenio, riconosceva la validità delle rivendicazioni della plebe e della loro scarsa fiducia nei confronti dei patrizi.

Arrivato al campo dei ribelli, alla testa della delegazione incaricata di portare avanti le trattativa, Menenio Agrippa cercò subito di convincere i secessionisti della concretezza del suo tentativo, invitandoli a formalizzare le loro richieste e garantendo che le stesse sarebbero state accettate dal Senato.I secessionisti rimasero colpiti dalle affermazioni perentorie di questo nuovo mediatore, ma la diffidenza accumulata in tanti anni di promesse e vessazioni continuava a prevalere. Nessuno diceva niente e qualcuno della delegazione cominciava a temere il peggio.

Fu proprio in quel frangente che Menenio Agrippa dimostrò tutta la sua arguzia, raccontando una storia

« Una volta le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, porto, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra, e quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute. »

Questa parodia voleva metteva in evidenza come nello Stato, alla stessa tregua del corpo umano, ognuno svolge una funzione importante e vitale e questo vale anche per i patrizi.

La secessione di una parte dello Stato rischiava di portare alla morte dello Stato e quindi anche delle sue componenti sociali.

Questa parodia convinse i ribelli ad accettare il compromesso che gli veniva offerto dal Senato Romano e insieme a Menenio Agrippa formalizzarono le loro richieste.

Si arrivò così all'istituzione dei tribuni della plebe, il cui scopo era quello di proteggere i plebei dagli abusi del potere. Erano due, venivano eletti esclusivamente dalla plebe e restavano in carica un anno.

La loro forza si basava su due principi essenziali: la loro inviolabilità e il popolo aveva il diritto di uccidere chiunque attentasse alla loro vita, e il diritto di veto che consentiva loro di invalidare qualsiasi provvedimento del Senato che andasse contro i diritti di quella parte maggioritaria di cui loro divenivano i legittimi rappresentanti. Le loro case dovevano restare aperte notte e giorno perché in ogni momento si potessero far valere i diritti violati di un plebeo.

Era il 494 a.C., un anno che entrò di diritto nella storia leggendaria di questa città attraverso una riforma che condizionò fortemente lo sviluppo degli avvenimenti di lì in avanti. Un anno che giustamente il popolo romano considerò sacro, come sacra era considerata la vita dei tribuni della plebe.

1 commento:

luigi ha detto...

patres come pater certum
plebeo come pater incertum

Foto Roma

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