mercoledì 6 aprile 2011

Un piano per svelare gli affreschi del '600 che Napoleone coprì

articolo di Paolo Conti pubblicato su www.corriere.it

«Siamo profondamente onorati per essere stati ammessi come partner di un restauro così prestigioso proprio al Quirinale e per di più in occasione del 150° anniversario dell'Unità, in un progetto messo a punto grazie alla straordinaria competenza di Louis Godart, il Consigliere per la conservazione del patrimonio artistico della presidenza della Repubblica. Il nostro impegno nella cultura vuol essere un messaggio forte di bellezza, determinazione e ottimismo».
Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco (e numero uno della casa farmaceutica) martedì è stata al Quirinale tra i protagonisti della presentazione del progetto di restauro della Galleria di Alessandro VII Chigi con Godart, il segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra, la soprintendente speciale per il polo museale romano Rossella Vodret e il direttore dell'Ufficio della segreteria generale della presidenza della Repubblica, Elio Berarducci.

Si tratta di un piano di restauri ambizioso e affascinante: restituire al suo aspetto originario la magnifica galleria decorata tra il 1656 e il 1657 da un gruppo di artisti (Carlo Maratta, Gaspar Dughet, Pier Francesco Mola, Ciro Ferri, Filippo Lauri, Guglielmo Courtois) diretti da Pietro da Cortona su commissione del papa Chigi. Infatti la Galleria cambiò volto nel 1812 quando, con l'occupazione napoleonica, si progettò di trasformare il Quirinale nella reggia imperiale di Napoleone Bonaparte. Fu l'architetto Raffaele Stern a dividere il grande ambiente in tre sale di rappresentanza per gli appartamenti dell'imperatrice Maria Luisa e dell'erede al trono imperiale, il «Re di Roma».
In particolare Stern decise di chiudere le dodici finestre che si affacciavano sul cortile d'onore e quindi divise i settanta metri della galleria in tre sale: degli Ambasciatori, quella di Augusto e la Gialla. Tutte le opere pittoriche murali (anche se bellissime: animali, monogrammi papali, sfondi di alberi e di piante, colonne) vennero ricoperte. Scamparono all'intervento francese solo una parte degli affreschi di scene bibliche ma si smarrì la loro sequenza.
Dal 2001 il segretariato generale della presidenza della Repubblica ha cominciato i lavori di ripristino. Oggi siamo a un passo dalla conclusione, anche con l'intervento della Fondazione Bracco («Un impegno economicamente importante», si limita a dire la presidente) che si svilupperà soprattutto nella Sala degli Ambasciatori. Dice ancora Diana Bracco: «La nostra fondazione è impegnata su tre fronti, cioè la cultura, il sociale e la scienza, con la particolare intenzione di far emergere la bravura femminile. È comunque ovvio che la cultura rappresenta, per noi, un itinerario naturale e congeniale. Un'impresa come la nostra ha bisogno di farsi comprendere dal territorio, di spiegare che, come i buoni cittadini, investe in operazioni di interesse collettivo. L'arte rappresenta un settore privilegiato».
E aggiunge un riferimento al Capo dello Stato: «Una società colta, come ripete spesso il presidente Giorgio Napolitano, è una comunità coesa, consapevole, sensibile»

Il Quirinale è solo un capitolo delle diverse tappe percorse dalla Fondazione Bracco in un anno di attività: la collaborazione con la Filarmonica della Scala, il sostegno alla mostra «Venezia: Canaletto e i suoi rivali» alla National Gallery of Art di Washington, il supporto al concerto del 17 marzo all'ambasciata d'Italia negli Stati Uniti diretto da Lorin Maazel con l'orchestra del teatro Petruzzelli e anche la divulgazione di due lettere inedite di Giuseppe Garibaldi ritrovate nell'archivio storico dell'azienda familiare.
Racconta Diana Bracco: «Mio nonno era un irredentista. Garibaldi scriveva ai suoi operai definendoli "robusti figli del lavoro". Ora abbiamo in animo di riordinare l'archivio e di metterlo a disposizione degli studiosi e della cittadinanza».


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