mercoledì 24 settembre 2008

Lucio Giunio Bruto



Continuo la serie di post sulla storia di Roma e dopo quello pubblicato il 2 luglio scorso riferito a Tarquinio il Superbo, continuo con Lucio Giunio Bruto (latino: Lucius Iunius Brutus; 545 a.C. circa-509 a.C.), personaggio assai noto, il cui nome è legato dall’epos alla caduta della monarchia in Roma e che fu anche citato da Dante nel limbo, nel IV canto dell'Inferno (Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino)


Bruto guidò la sommossa che scacciò l'ultimo re, Tarquinio il Superbo, poiché il figlio di Tarquinio (Sesto Tarquinio) aveva violentato una parente di Bruto, Lucrezia.
Secondo Livio, nella sua opera ab Urbe Condita, Bruto aveva molti motivi di ostilità contro il re: fra loro era il fatto che Tarquinio aveva disposto l'omicidio del fratello, un potente senatore, che si era opposto all'assunzione del trono da parte di Tarquinio.
Bruto allora si infiltrò nella famiglia di Tarquinio impersonando la parte dello sciocco (in Latino brutus significa sciocco) e accompagnò i figli di Tarquinio in un viaggio all'oracolo di Delfi.
Essendo giunti a Delfi i figli di Tarquinio implorarono Apollo per indicare loro chi avrebbe regnato Roma e dal dio fu ascoltato questo responso: “Chi di voi per primo imprimerà un bacio alla madre avrà il sommo impero di Roma”.
Bruto sentita la risposta, interpretò correttamente le parole dell'oracolo, e cadde immediatamente come se fosse morto e diede di nascosto un bacio alla madre terra di tutti i comuni mortali.
Al ritorno a Roma, Bruto dovette combattere in una delle guerre senza fine di Roma contro le tribù vicine e tornò in città solo quando venne a sapere che Lucrezia aveva subito violenza. Lucrezia, credendo di essere stata disonorata si uccise.
Questo evento risultò essere la goccia che fece traboccare il vaso: Bruto allora istigò una rivolta popolare contro la monarchia, e Tarquinio e la sua famiglia furono cacciati in esilio.
C'è, comunque, una certa confusione sui particolari della vita di Bruto. Il suo consolato, per esempio, può essere un abbellimento successivo per dare alle istituzioni repubblicane maggior legittimità associandole alla cacciata dei re, come il racconto dell'esecuzione da parte di Bruto dei propri figli per aver mancato nelle loro funzioni militari può essere stata ugualmente un'invenzione successiva.
Il suo consolato termina durante una battaglia con gli Etruschi, che si erano alleati con i Tarquini per restaurare il loro potere a Roma.
Secondo la tradizione ebbe il suo consolato assieme a Lucio Tarquinio Collatino, il vedovo di Lucrezia.

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