martedì 12 agosto 2008

Re Laurino


La terza settimana di luglio sono stato con la mia famiglia in Val di Fassa, nel cuore delle Dolomiti.

La valle occupa l’estremità nord orientale del Trentino, ai confini con la provincia di Bolzano (Alto Adige) e di Belluno (Veneto).

Ho trascorso una settimana fantastica e tranquilla tra le montagne piene di leggende, di cultura e di tradizioni.

Ha molto divertito i miei due bimbi (Flavio e Claudia) la leggenda che narra quando sul Catinaccio, si trovava il giardino delle rose di Re Laurino: da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).

Re Laurino era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava oro e argento.

Oltre a queste ricchezze possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile. Un giorno il Re dell'Alto Adige decise di concedere la mano della sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze.

Tutti, tranne Re Laurino, che decise, comunque, di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide, finalmente, la bellissima Similde, se ne innamorò all'istante. Istintivamente la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.

Tutti i nobili invitati si lanciarono all'inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all'ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare da una parte all'altra del giardino, convinto del fatto di non essere visibile agli occhi altrui. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi.

Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero. Re Laurino, arrabbiato per ciò che gli stava accadendo, si girò verso il Rosengarten, che lo aveva tradito, e gli lanciò una maledizione: "né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti".

Ma nell'enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell'alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, sia al tramonto che all'alba (né di giorno né di notte), si colori esattamente come un giardino di ineguagliabile bellezza.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dopo ore ed ore trascorse cercando di calmare la mia bimba, finalmente riesco anche io
a rilassarmi leggendo questa bella storia!!!

Andrea ha detto...

Può ritornarti utile come favola!!!

Foto Roma

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