lunedì 9 maggio 2011

Il grande ritorno di Nerone

Articolo di Gian Piero Orsingher pubblicato su www.noiroma.it

Tra i 76 uomini che, in circa 500 anni, hanno ricoperto il ruolo di uomo più potente del mondo antico, ce ne è uno che, più di tutti gli altri, continua suscitare sentimenti contrapposti, una micidiale miscela di ammirazione e raccapriccio, ancora ai giorni nostri: Lucio Domizio Enobarbo, meglio noto come Nerone, nato nel 37 d. C, divenuto imperatore nel 54 e morto poco più che trentenne, nel 68 d.C.
E a lui Roma ha dedicato una mostra, aperta al pubblico fino al 18 settembre, che si snoda nel cuore del più importante e delicato parco archeologico del mondo.
Il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo, infatti, costituiscono gli spazi espositivi dove i ritratti dell’imperatore, i dati archeologici più recenti provenienti dalle campagne di scavo condotte nella Città Eterna, le ricostruzioni virtuali di edifici ormai perduti, si alternano per fornire un quadro d’insieme di questo imperatore, troppo spesso e facilmente liquidato come pazzo sanguinario, matricida e feroce persecutore dei cristiani.
Nel corso della conferenza di presentazione, l’archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha evidenziato alcuni tratti della personalità di questo ragazzo che a 17 anni si è ritrovato sul trono di Roma, ultimo esponente della dinastia giulio-claudia. Per il noto archeologo, l’imperatore era un uomo di elevata e raffinata cultura, nonché di acuta intelligenza: purtroppo questi tratti positivi e affascinanti sono stati messi anche “al servizio” degli aspetti più crudeli del complesso carattere di Nerone, offrendo così agli storici antichi, esponenti della classe aristocratica o di rango senatorio, tutto il materiale possibile per distruggere la figura di un imperatore molto amato dal popolo, talmente benvoluto dalla plebe che la sua tomba, situata probabilmente nella zona di Piazza del Popolo, era meta di pellegrinaggio ancora nel medioevo.

Come ha ribadito anche Anna Maria Moretti, soprintendente per i Beni archeologici di Roma, la mostra non ha lo scopo di rivalutare o condannare la figura di Nerone, ma offre sicuramente l’opportunità di rendersi conto della grande attività edilizia promossa da Nerone nella capitale, soprattutto all’indomani dell’incendio del luglio del 64 d. C.
Come raccontano gli autori antichi, in particolare Tacito, l’incendio, scoppiato nei pressi del Circo Massimo (probabilmente in una delle tabernae presenti nelle strutture esterne del Circo), in nove giorni si propagò in più della metà di Roma, interessando edifici pubblici, palazzi imperiali, proprietà private e abitazioni povere.

Nerone, successivamente indicato come responsabile dell’incendio, diede vita al più grandioso progetto edilizio mai concepito: la Domus Aurea, il vastissimo complesso architettonico che, in modo organico, occupava ben tre dei sette colli, ossia il Palatino, il Celio e l’Esquilino, ruotando intorno al lago artificiale che Nerone fece realizzare là dove Vespasiano farà costruire il Colosseo.
Un complesso enorme, costituito da giardini, viali alberati, padiglioni di grande eleganza nei quali erano esposti capolavori dell’arte greca e dove le decorazioni dipinte, in marmo o i mosaici si seguivano senza soluzione di continuità, catturando l’occhio del visitatore, un occhio costantemente immerso nella luce del sole che entrava nella nuova residenza imperiale e veniva propagata attraverso un complicato sistema di riflessi grazie alla presenza di castoni vitrei e applicazioni in foglia d’oro sapientemente messi in opera sui soffitti e lungo le pareti.
La mostra costituisce anche l’opportunità per riscoprire alcuni angoli del Palatino, dove le strutture delle dimore imperiali, precedenti e successive alla vicenda neroniana, vengono alla luce restituendo una lontana eco degli splendori di una delle più grandi civiltà delle storia.
La presentazione della mostra ha rappresentato anche l’occasione per annunciare due grandi progetti. Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, ha infatti dichiarato che è in cantiere una mostra per il bimillenario di Ottaviano Augusto, morto nel 14 d. C.; il rappresentante di governo, inoltre, ha affermato che si stanno tracciando le linee-guida per intervenire in modo definitivo sul Colle Oppio per salvaguardare e condurre nuove ricerche nel padiglione della Domus Aurea chiuso al pubblico da circa un paio di anni. In questo caso, Giro ha parlato di un intervento a 360 gradi (scavi, restauri, consolidamenti, nuovi interventi sul parco del colle Oppio, etc.), quantificabile in un investimento di 50 milioni di euro.

Questo nuovo appuntamento con la storia di Roma offre, inoltre, l’ennesima occasione per ringraziare i funzionari della Soprintendenza, ad iniziare da Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, curatrici della mostra e del catalogo (edito dalla Electa), gli archeologi, i restauratori, e tutti gli addetti che, ciascuno nel proprio settore, con le proprie competenze e con scarsi mezzi, difendono e valorizzano l’oro nero dell’Italia e della sua capitale.

Tutti i giorni, fino al 31 agosto: 8,30 – 19,15 (ultimo ingresso: ore 18,15); dal 1° settembre al 18 settembre: 8,30 – 19,00 (ultimo ingresso: ore 18,00).
Biglietti: intero, € 12,00; ridotto, € 7.50. Lo stesso biglietto consente l’accesso al Colosseo, al Foro Romano e al Palatino.
Info e visite guidate: Pierreci, tel: 06 39967700. www.pierreci.it
pubblicato il 29/04/2011

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