mercoledì 20 gennaio 2010
Tabula rasa
sabato 7 novembre 2009
Er ponentino

« Che dilizia! Senti quer venterellosalato, quer freschetto fino finodell’onne, che le move er ponentino,che pare stiano a fa’ a nisconnerello! » (Cesare Pascarella, "Eppuro er mare..." )
Dati gli orari e le stagioni in cui lo si avverte questo vento è divenuto oggetto di una particolare percezione popolare, ben presto elemento di tradizione popolaresca istintiva, nella coincidenza del suo levarsi con l'ora del riposo, della cena (rito fra i più importanti della romanità) e dell'amore.
Dell'amore il Ponentino divenne nel tempo allusivo e romantico riferimento e custode, complice creatore di produttive atmosfere soprattutto per il corteggiamento, silenzioso messaggero delle note di fiduciosi stornelli, di amorosi versi cantati che questo vento, si riteneva, potesse rendere ammaliatori. Ed era, secondo proprio un antico stornello, la miglior scusa per poter assestare una ciocca di capelli dell'amata, forse davvero scomposta da qualche refolo, e per restare nei paraggi a provare una tenera incerta carezza.
« Prestame er Ponentinopiù malandrino che ciai »
(Armando Trovajoli, Renato Rascel: "Roma nun fa' la stupida stasera" (Rugantino))
Sottintesa cornice delle liturgie alimentari serali che Fellini descrisse in "Roma", e forse di Roma, er Ponentino è in realtà rinfrescante ragione e condizione dell'uso romano di cenare, quando possibile, all'aperto, trasportando fra le case aromi di cucinato e trasformando le stanche strade in profumate promesse del ristoro, unendo le singole abitazioni, i singoli nuclei familiari, nel rito della cena che si fa così distintamente collettivo, di rione.
« Vède passà er Ponentino»«vedere passare il Ponentino »
(Modo di dire romano riferito a persone di particolare acume o informatissime)
martedì 13 ottobre 2009
Nerone e Berlusconi

Ma l'accostamento è storicamente sbagliato, infatti, gli storici stanno rivalutando la figura di Lucio Domizio Enobarbo detto Nerone.
Riporto l’analisi di Massimo Fini pubblicata sul suo libro “Nerone. Duemila anni di calunnie”.
Nerone fu un grandissimo uomo di Stato. Durante i quattordici anni del suo regno l’Impero conobbe un periodo di pace, di prosperità, di dinamismo economico e culturale quale non ebbe mai né prima né dopo di lui.
Certamente fu un megalomane, un visionario, uno che, direbbe Nietzsche, pensava in grande stile e cercò di modellare il mondo sulle proprie intuizioni e immaginazioni, l’artefice di un’arditissima rivoluzione culturale con la quale intendeva dirozzare i romani e indirizzarli verso la mentalità e i costumi ellenistici, molto più civili e raffinati. Fu anche un esibizionista, un inguaribile narciso e , con tutta probabilità, uno psicolabile schiacciato prima da una madre autoritaria e nastratrice e poi dall’enorme peso che , a soli diciassette anni, per le ambizioni di Agrippina, gli era stato scaricato sulle spalle mentre lui avrebbe preferito dedicarsi alle arti preferite.
Fu un sognatore che, mentre i mondo gli crollava addosso , fantasticava di potersi pur sempre guadagnare da vivere con la propria arte.
Come statista ci sono poi alcune caratteristiche che possono sollecitare la sensibilità moderna. Fu un monarca assoluto che usò il proprio potere in senso democratico: non governo solo in nome del popolo, come voleva la ipocrisia Augustea , ma per il popolo contro le oligarchie che lo opprimevano e lo sfruttavano. E per avere il consenso del popolo – oltre che progettare e attuare misure molto concrete – inaugurò quella che oggi chiameremmo la politica spettacolo. Nerone fu un grande showman.
lunedì 8 giugno 2009
Le ciliege

campagne d'Oriente varietà di pianta che producevano frutti particolarmente dolci e invoglianti. Le piantò nel giardino della sua magnifica villa sulla collina del Pincio, proprio in cima all'attuale scalinata di Trinità dei Monti, e affascinò i suoi concittadini con lo spettacolo primaverile della fioritura e con lo stupore estivo di sapori ancora sconosciuti.
venerdì 2 gennaio 2009
natalicia munus
Avrei concluso la giornata con un banchetto al termine del quale non poteva mancare la consueta torta di compleanno.
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Veneris dies -
ante diem quartum Nonas Ianuarias
Fas
anno MMDCCLXII a.U.c.
martedì 23 dicembre 2008
Da dove deriva il Natale?

« la mia giustizia sorgerà come un sole e i suoi raggi porteranno la guarigione...il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi schiaccerete i malvagi... »
(Libro di Malachia, 3, 20-21)
L'iconografia cristiana delle origini utilizzò sistematicamente temi iconografici pagani e, in particolare, adottò anche attributi solari per alludere a Cristo come la corona radiata del Sol Invictus o, in alcuni casi, il carro solare. Anche gli edifici sacri erano anticamente orientati verso Est, punto dove il sole sorge (invitto dopo la lotta contro le tenebre) e sale nel cielo.
Molto prima che la Eliogabalo e i suoi successori diffondessero a Roma il culto siriaco del Sol invictus molti ritenevano che i cristiani adorassero il sole:
« Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi Vicari di Cristo » ( Adriano)
« …molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia »
(Tertulliano, Ad nationes, apologeticum, de testimonio animae)
La decisione di celebrare la nascita di Cristo in coincidenza col solstizio d'inverno ha dato origine a molte controversie, dato che i Vangeli non esprimono la data in modo chiaro. Benché la scelta del 25 dicembre sia testimoniata già nel 243, altre tradizioni erano seguite in diversi luoghi. La scelta del 25 dicembre, quindi, fu stabilita in buona parte per motivi "politici" in modo da sovrapporsi al culto del Sol invictus, anche se recenti scoperte consentirebbero di dimostrare che la data di nascita di Gesù sarebbe proprio quella tradizionale.
« È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei. »
(Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4)
giovedì 18 dicembre 2008
tribuno della plebe

Dal 449 a.C. acquisirono un potere ancora più formidabile, lo Ius intercessionis, ovvero il diritto di veto sospensivo contro provvedimenti che danneggiassero i diritti della plebe emessi da un qualsiasi magistrato, compresi altri tribuni della plebe. I tribuni avevano inoltre il potere di comminare la pena capitale a chiunque ostacolasse o interferisse con lo svolgimento delle loro mansioni, sentenza di morte che veniva solitamente eseguita mediante lancio dalla Rupe Tarpea. Questi sacri poteri dei tribuni furono a più riprese sanciti e confermati in occasione di solenni riunioni plenarie di tutto il popolo plebeo.
A partire dal 450 a.C. il numero dei tribuni fu elevato a dieci. Fino al 421 a.C. il tribunato fu l'unica magistratura a cui i plebei potevano accedere, e che, naturalmente, era ad essi riservata. Per contro negli ultimi periodi della repubblica questa carica aveva assunto un'importanza ed un potere talmente grandi che alcuni patrizi ricorsero ad espedienti per riuscire a conseguirla. Ad esempio Clodio si fece adottare da un ramo plebeo della sua famiglia, e fu così in grado di candidarsi, con successo, alla carica.
venerdì 5 dicembre 2008
Piazza dei Cinquecento
Prendo spunto dalla presentazione, nel corso di "Urbs" all'Eur (rassegna internazionale delle trasformazioni urbane), dell'Urban Center, struttura che sorgerà al centro di piazza dei Cinquecento al posto dell'attuale teca di vetro, per parlare anche della piazza. 
Il monumento è rappresentato dall'obelisco eretto ad Heliopolis da Ramsete II e portato a Roma nel tempio di Iside, venne rinvenuto nel 1883 in Via di Sant'Ignazio, presso la tribuna di Santa Maria sopra Minerva.

All'alba del 26 gennaio 1887, una colonna di 548 soldati italiani comandata dal Tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, inviati in soccorso al presidio di Saati, fu sterminata dopo quattro ore di combattimento dalle truppe irregolari del ras etiopico Alula, generale del negus Giovanni IV d'Etiopia.
La colonna stava trasportando al fortino di Saati, che era stato circondato, armi e generi alimentari, quando venne assalita da circa 7000 guerrieri abissini.
Il combattimento fu molto feroce e, quando gli italiani ebbero esaurito le munizioni ripiegarono dietro una collina, resistendo all'arma bianca con sciabole e baionette contro le scimitarre degli avversari.
Dell'unità italiana si salvarono solo un ufficiale e 86 soldati, rimasti feriti o mutilati, confusi tra i compagni morti, che furono tratti in salvo il giorno successivo da una colonna di soccorso. Alla battaglia seguì un terremoto politico in Italia, a seguito del quale il governo Depretis dovrà dimettersi.
venerdì 5 settembre 2008
I ladini in Val di Fassa

Bello vero? La didascalia della foto l'ho trovata su internet ma come qualcuno avrà già capito l'obiettivo del post è un altro:
chi sono i Ladini?
Normalmente si confonde il latino con il ladino; cioè non ci si rende conto che esiste invece una bella differenza fra le due lingue, anche se la parentela in effetti esiste. Tanto per fare chiarezza in questo campo, devo partire dal concetto di lingue romanze , cioè lingue che sono derivate da un unico ceppo: il latino. Qualcuno, a questo punto, potrebbe chiedere: che rapporto c'è fra latino e ladino? Perché ci sono lingue chiamate "romanze "? Anzitutto il termine "romanze" deriva da "romano", quindi ha a che fare con la prolungata presenza romana nei territori dove tali lingue hanno avuto origine.
giovedì 14 agosto 2008
Auguri
mercoledì 16 luglio 2008
La lupa capitolina
martedì 3 giugno 2008
Le isole canarie
sabato 24 maggio 2008
Il ciao dei romani
mercoledì 21 maggio 2008
Piove nel Pantheon?

giovedì 8 maggio 2008
Il lustro
venerdì 11 aprile 2008
Rione San Saba

Verso l'VIII secolo, monaci orientali provenienti dalla comunità fondata a Gerusalemme da San Saba presero possesso del sito, e vi istituirono un monastero che nel IX secolo era considerato il più importante della città, e dal quale si irradiava in quasi secoli una vivace attività diplomatica verso Costantinopoli e il mondo barbarico.
Il monastero divenne col tempo assai ricco: possedeva, fra l'altro, il castello di Marino e il castello di Palo. La sua proprietà passò nei secoli dai benedettini ai cluniacensi, ai cistercensi, e dal 1573 al Collegio Germanico Ungarico, retto dai Gesuiti che lo tengono ancor oggi.
Dopo l'unità d'Italia, il piano regolatore di Roma capitale aveva destinato a verde pubblico la zona, contigua alla Passeggiata Archeologica. Tra il 1907 e il '14 il Blocco Popolare che governava la città in quegli anni (radicali, repubblicani e socialisti, sindaco Ernesto Nathan) fece realizzare dall'Istituto Case Popolari sul Piccolo Aventino, fra la chiesa e le mura, 10 lotti di edilizia residenziale destinati alla piccola borghesia impiegatizia, tra gli ultimi insediamenti residenziali programmati dentro le mura Aureliane.
Ma il vero cuore di San Saba è il giardino della piazza (piazza Bernini): ci sono alberi che fanno ombra alle panchine, due fontanelle per la sete di cani e bambini, al centro il monumentino ai caduti nella grande guerra, il mercato la mattina, il campo giochi installato nel recinto della chiesa, e la scuola elementare (quella di mio figlio) che affaccia anch'essa sulla piazza e dove il quartiere va a votare quando è tempo di elezioni. Peccato che è veramente tenuto male!!
QUOD INTRA CIPPOS AD CAMPUM VERSUS SOLI EST CAESAR AUGUSTUS REDEMPTUM A PRIVATO PUBLICAVITcippo (murato sulla facciata di un condominio del 1930) che ricorda come Augusto rese pubblici i terreni su cui oggi sorge la parte nuova del rione
giovedì 10 aprile 2008
Il Senato

Il Senato romano era la più autorevole assemblea dello stato nell'antica Roma, un'istituzione rimasta invariata nel corso delle trasformazioni politiche della storia dell'impero romano.
Secondo la tradizione, il senato fu riunito per la prima volta da Romolo, il mitico fondatore di Roma. Romolo decise che il senato (Curia) fosse composto da 100 patres (poi ampliato a 200) nominati dal rex, i capofamiglia delle cento gentes originarie ricordate da Tito Livio, tutte di rango patrizio, per assistere il re nelle sue decisioni.
Il Senato romano si poteva riunire solo in luoghi consacrati, solitamente nella Curia; le cerimonie per il nuovo anno avvenivano nel tempio di Giove Ottimo Massimo mentre gli incontri di argomento bellico avvenivano nel tempio di Bellona.
mercoledì 2 aprile 2008
Il matrimonio romano

sabato 22 marzo 2008
Pasqua

venerdì 14 marzo 2008
Le origini di Torino

Intorno alle modalità di fondazione ed all'etimologia del nome di Torino esistono varie leggende come quella che riporta dell'esistenza, nei pressi di un villaggio neolitico di un temibile drago. Un contadino dopo aver fatto inebriare il proprio toro con un otre di vino, avrebbe aizzato la bestia contro il grande rettile: la lotta tra i due animali fu cruenta, al punto che il toro, dopo aver sconfitto il mostro, morì per le ferite riportate. I popolani, in onore della vittima, decisero di chiamarsi Taurini.
La cinta muraria era composta da mura che superavano i cinque metri di altezza ed i due metri di spessore in cui si aprivano quattro porte (Decumana, Praetoria, Principalis dextra, Principalis sinistra); la cinta era rafforzata da cinque torri angolari e da quattro torri su ciascun lato, più o meno in corrispondenza dello sbocco delle vie cittadine; postierle si ritiene che fossero posizionate in corrispondenza di ciascuna torre.
Principale strada fu il decumano maximo che collegava la porta Praetoria con la porta Decumana lungo quella che attualmente è la Via Garibaldi; a circa un terzo della sua lunghezza il decumano incrociava il cardo maximo che collegava le porte Principalis dextra e Principalis sinistra sviluppandosi lungo le attuali vie S. Tommaso e Porta Palatina.
Tranne che per il teatro, le cui fondazioni sono state rinvenute all'inizio del XX secolo nei pressi della Porta Principalis sinistra, i resti più importanti della Torino romana consistono appunto nella porta citata (ora nota con il nome di Porte Palatine) affiancata da tratti di mura e dalle fondamenta delle strutture interne alla porta stessa; nella porta Decumana inglobata nel castello di piazza Castello (torri verso Palazzo Madama); nelle fondamenta di una torre angolare in Via della Consolata ed in un tratto di muro visibile nelle sale sotterranee del Museo Egizio.
